Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una crescita dell’interesse nei confronti del tessuto fasciale: gli studi che sono stati portati avanti hanno permesso di abbandonare la vecchia concezione di “fascia” come organo inerte di rivestimento, attraverso l’approfondimento delle sue caratteristiche e funzioni.

Si è arrivati a definire la correlazione tra la fascia e i dolori cronici che affligge circa 10 milioni di persone in Italia.

Cos’è la fascia?

La fascia è una rete continua che mantiene l’interdipendenza e la comunicazione tra tutte le parti del nostro corpo. Questa rete elastica inizia dalla superficie della nostra pelle e si estende verso l’interno del nostro corpo fino ad ogni cellula e anche oltre. La fascia rappresenta più di un terzo del nostro sistema muscolo-scheletrico.

Il componente ormonale della fascia è importante per comprendere le differenze tra donne e uomini nel dolore miofasciale considerato prevalente nelle donne e che varia a seconda dei cicli ormonali.

Ci sono relazioni tra cambiamenti della fascia e fluttuazioni dei livelli di estrogeni e progesterone. La variazione degli ormoni sessuali favorisce cambiamenti nell’elasticità delle strutture durante il ciclo mestruale e la gravidanza. Può causare rigidità, infiammazione e dolore.

Per esempio, recettori sensibili agli estrogeni e alla relaxina sono stati trovati nelle fasce muscolo-scheletriche (nella fascia crurale, toracolombare, nella fascia profonda della gamba, nella fascia lata) indicando che questi sarebbero sensibili alle variazioni degli ormoni sessuali. Dopo la menopausa, il numero e la sensibilità di questi recettori tendono a diminuire.

L’impatto delle variazioni degli estrogeni e della relaxina sull’elasticità della fascia

La professoressa Carla Stecco, oltre ad essere ricercatrice e docente all’ateneo di Padova, è una delle massime conoscitrici del tessuto connettivo. Nel 2019, si è interessata all’impatto del ciclo ormonale della donna sulla fascia.

Gli estrogeni tendono ad inibire la produzione di collagene di tipo I (costituito da fibre molto resistenti che creano rigidità e rinforzano la fascia) e a promuovere la produzione di collagene di tipo III (costituito da piccole fibre organizzate in una rete piuttosto elastica) e di fibrillina (una molecola che influisce anche sull’elasticità della fascia).

Ha scoperto che il collagene di tipo III e la fibrillina aumentano durante la fase ovulatoria mentre il collagene di tipo I diminuisce del 6% durante la fase follicolare (momento in cui aumentano i livelli di estrogeni) e dell’1,9% nella fase peri-ovulare (durante il picco degli estrogeni). Diminuisce anche durante la gravidanza mentre la produzione di collagene di tipo III è stimolata durante la gravidanza per accompagnare i cambiamenti corporei.

In oltre, l’ormone relaxina è rilasciata in quantità importante durante la gravidanza. La relaxina riduce la produzione di matrice extracellulare. Le cellule di tutto il tessuto connettivo sono immerse in un ambiente extracellulare chiamato matrice extracellulare che fornisce un supporto strutturale. La relaxina ha quindi una funzione antifibrotica, perché può ridurre la sintesi della matrice extracellulare. Ciò rende i legamenti così come tutti i tessuti del corpo più lassi.

In caso di contraccezione ormonale, una quantità costanti di estrogeni e progestinici (derivati ​​sintetici del progesterone) è fornita per inibire le secrezioni dell’ipofisi e dell’ipotalamo, come durante la gravidanza. 

Durante la menopausa invece, il collagene di tipo I aumenta.

Di conseguenza gli ormoni sessuali svolgono un ruolo chiave nel rimodellamento della matrice extracellulare, nella regolazione della tensione del sistema fasciale e sono coinvolti nella sensibilizzazione dei nocicettori fasciali.

Cosa significa in termine di pratica dello yoga per le donne?

Durante la gravidanza, le fasi del ciclo mestruale con grandi picchi di estrogeni (fase follicolare, ovulatoria e in misura minore luteale, quindi praticamente dal giorno 10 al giorno giorno 24 del ciclo mestruale) e in caso di contrazione ormonale, è importante privilegiare la stabilità piuttosto che la mobilità. È preferibile quindi utilizzare tanti supporti per evitare lo stretching passivo in posizione tenute a lungo, che potrebbe destabilizzare le articolazioni sul lungo termine.

Il range di movimento dei legamenti delle articolazioni è limitato. I legamenti forniscono stabilità, e non mobilità. Quindi, quando i legamenti ed i tendini sono stati allungati oltre il loro range di movimento per un lungo periodo di tempo durante le fasi più sensibili della vita ormonale di una donna, possono perdere della loro elasticità ed esso può provocare dolori.

Le asana sono state create dagli uomini per gli uomini. Siamo esseri ciclici. Lo yoga ci insegna a rispettare la nostra natura adattando la nostra pratica ai diversi cicli della nostra vita grazie all’uso dei supporti. Ci aiutano a prendere cura di noi e a praticare a lungo lo yoga senza prima o poi soffrire di dolori miofasciali.

Sappiamo anche che l’ipermobilità è una condizione comune nella popolazione generale: circa 1 persona su 10 ne è colpita a vari livelli. Si tratta più spesso di donne. Ed è sovrarappresentato tra i praticanti di yoga poiché la pratica posturale delle asana può diventare un fattore aggravante se il praticante non impara a gestire la propria ipermobilità. L’ipermobilità non è un problema in sé, a meno che non si sviluppino dolori, cosa che accade spesso dopo i 40 anni.

Per molte praticanti più giovani, sfruttare i limiti della flessibilità del corpo fa parte dello yoga. Esiste anche una forma di ricompensa sociale. Però è davvero importante lavorare sulla stabilità. Nel corso del tempo, se continuano ad allungarsi oltre il proprio range di movimento, ciò contribuirà a danneggiare i tessuti attorno all’articolazione.

Per le donne in menopausa, devono cercare di mantenere la loro mobilità e di idratare la fascia attraverso un rilascio miofasciale e una pratica di yoga dolci.

Quindi ora usiamo i supporti! Ecco una pratica di Restorative Yoga ideale per la donna in tutte le fasi della sua vita. Il Restorative Yoga permette anche di ridurre l’infiammazione, rilassare, rigenerare la fascia aumentando il suo livello di idratazione.

Una pratica di Restorative Yoga di 20 minuti: Supta Baddha Konasana

Posizione estratta dal mio libro Restorative Yoga, ritrova la calma, gestisci ansia, rabbia. depressione

Accessori necessari: un tappetino, due o tre mattoni, due bolsters, quattro coperte e un cuscino per gli occhi.

Credit Foto: Carlo Cattadori

Esecuzione

  • Iniziate sistemando sul tappetino da yoga, su due mattoni, un bolster nel senso della lunghezza: il mattone situato nella parte superiore del bolster sarà in posizione verticale, leggermente inclinato, in orizzontale quello situato nel mezzo, anch’esso inclinato leggermente. L’obiettivo è sempre quello di ottenere una posizione inclinata a quarantacinque gradi.
  • Sulla parte superiore del bolster aggiungete una coperta standard piegata a due strati: il più alto per sostenere la testa e la settima vertebra cervicale e quello più in basso per sorreggere le spalle.
  • Sedetevi davanti al bolster con le gambe distese e poi sdraiatevi. È importante non lasciare spazio tra il bacino e il bolster per sostenere al meglio la parte bassa della schiena.
  • Piegate le ginocchia, unite le piante dei piedi, con le ginocchia ai lati del bolster nella posizione della farfalla. Inserite un secondo bolster sotto le ginocchia. Solo se avete a disposizione un bolster rettangolare come nella foto, inserite un mattone sotto di esso. Tenete presente che la parte interna delle cosce deve essere rilassata e non allungata, è infatti importante fornire un supporto sufficiente alle cosce in modo da non allungare i legamenti sacro-iliaci anteriori.
  • Avvolgete i bordi della coperta lungo il collo, la testa e sotto le spalle, per sentirvi supportate/i.
  • Mettete le mani rilassate sul ventre e sostenete i gomiti e le braccia con l’aiuto di due coperte arrotolate sistemate ai lati del tronco.
  • Copritevi, posate un cuscino sugli occhi e rilassatevi per 20 minuti.

Per uscire dalla postura:

  • Al termine del rilassamento, riacquistate gradualmente consapevolezza dell’ambiente circostante facendo respiri profondi. Quindi, espirando, portate al centro prima un ginocchio e poi l’altro, giratevi di lato, rimanendo sempre sul bolster. Fate cadere sul pavimento il cuscino per gli occhi.
  • Soltanto quando vi sentite pronte/i, riprendete la posizione seduta.
  • Osservate gli effetti di questa pratica sul livello di rilassamento del vostro corpo.

Vuoi saperne di più? Iscriviti alla masterclass La fascia e le sue connessioni con il sistema nervoso! In questa masterclass in due parti di 75 minuti ciascuna affronteremo:

  • La fascia come un sistema di movimento fluido;
  • Le connessioni tra la nostra fascia e il nostro sistema nervoso e le loro implicazioni in termini di salute emotiva;
  • Le connessioni tra il sistema endocrino, la fascia, l’infiammazione e il dolore cronico;
  • Le conseguenze di una fascia tesa e disidratata;
  • Il ruolo della fascia nel sistema immunitario (e nell’infiammazione);
  • Come la fascia è collegata all’ipermobilità e all’iperlassità e cosa possiamo fare;
  • In che modo il restorative yoga e la terapia manuale possono aiutare.

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